Pedalando in bicicletta

Pedalando in bicicletta si possono ottenere molte cose: conservare una buona forma fisica o magari perdere qualche chilo di troppo, trascorrere del tempo insieme ad amici e familiari, godere del vento e del sole sulla pelle e quant’altro.

Si tratta insomma di un passatempo perfetto per la salute del corpo e dell’anima, per il benessere fisico e mentale. Vediamo allora di saperne di più.

Perché usare la bici?

Dei benefici psicofisici che derivano dall’uso più o meno abituale della bici abbiamo già accennato. Si tratta forse della forma più piacevole di esercizio fisico, soprattutto quando si ha la possibilità di praticare un po’ di sano ciclismo immersi nella natura, nelle stradine di campagna o nelle immediate vicinanze del mare. Esercizio tra l’altro da svolgere in solitudine se non si ha voglia di interagire con nessuno o in  compagnia delle persone più care.

Un utilizzo maggiore della bicicletta consentirebbe di poter respirare un’aria meno inquinata e non intrisa di puzze derivanti dall’uso dei carburanti e ridurre un po’ i rumori cittadini. Questo significherebbe anche danneggiare di meno i monumenti che adornano ogni angolo d’Italia, nonché far sì che il manto stradale si deteriori più lentamente. Sarebbe utile, per spingere ad un aumento dell’uso della bicicletta in città, che vi fossero più piste ciclabili.

Utilizzando la bici per andare in ufficio si potrebbero risparmiare anche più di 50 euro mensili in carburante nonché denaro extra destinato alla manutenzione delle vetture (cambio olio, riparazione o sostituzione pneumatici, ecc.).

Come usare la bici?

La bicicletta è un mezzo di trasporto a tutti gli effetti e, sebbene utilizzata anche dai più piccoli, può rappresentare una fonte di pericolo se guidata imprudentemente o se mal adoperata.

E’ evidente quindi la necessità di attenersi alle norme del codice della strada. In particolare è sempre bene muoversi in zone sicure o adeguate all’uso dei velocipedi (piste ciclabili, sentieri di campagna o di montagna ben asfaltati e tradizionalmente non utilizzati da automobilisti, ecc.) nonché avere rispetto della segnaletica.

Altro aspetto da non prendere sotto gamba è l’equipaggiamento: dotatevi di casco da ciclista, occhiali da sole, borse per la bici e, nei limiti del possibile, di abbigliamento adeguato.

Bicicletta: psiche ed organismo

Abbiamo capito che pedalare fa bene al corpo, ma in che modo? Cosa può ottenere un ciclista più o meno allenato? Innanzitutto un bel rassodamento dei glutei. In secondo luogo, si era già accennato, un modellamento del corpo e soprattutto delle zone critiche quali l’addome e le cosce. Ma non finisce qui.

A quanto pare infatti pedalare significa anche fare un’iniezione di positività e buonumore. Chi lo dice? Non certo le case produttrici di velocipedi ma meno interessati e più obiettivi gruppi di studiosi e ricercatori.

Il Copenhagen Center Prospective Population Studies, ad esempio, ha condotto dei test su un campione variamente assortito di uomini e donne che utilizzano abitualmente la bicicletta per andare a lavorare. La ricerca, durata svariati anni, ha appurato che i circa 30 mila individui coinvolti nell’esperimento avevano un’aspettativa di vita molto più lunga rispetto ai non ciclisti e che, dato che l’età dei partecipanti all’esperimento era molto variegata, chi nel corso degli anni è deceduto aveva in media un’età abbastanza avanzata.

Come spiegare i dati di questa ricerca? Beh, semplicemente rilevando che in genere il ciclismo apporta notevoli vantaggi al sistema cardiovascolare, preserva le articolazioni da rischi ed impatti violenti più di quanto avviene in moltissimi altri sport, riduce lo stress ed, in maniera più o meno blanda, può essere praticato a qualsiasi età. Insomma: il buonumore alla luce di questi dati è un’ovvia conseguenza…

I rischi di incidente rappresentano forse l’unico svantaggio legato all’uso di quest’oggetto. Tuttavia è bene sottolineare che essi non si verificano poi tanto frequentemente e che comunque, date le ridotte velocità tenute rispetto ad altri mezzi, raramente sono veramente pericolosi (soprattutto se ci si equipaggia a dovere).

Bicicletta e vip

Molte sono le storie e gli aneddoti legati all’uso che personaggi più o meno illustri facevano della bicicletta. Apprendiamo ad esempio che la regina Margherita sapeva andare in bici perché le aveva insegnato il signor Bianchi in persona a farlo.

Istruttore di Papa Giovanni XXIII, tormentato da qualche chiletto in più da smaltire, fu invece niente meno che Gino Bartali.

Tolstoj poi riuscì da solo nell’impresa di pedalare ormai giunto a tarda età e si dedicò al ciclismo indefessamente dai 67 agli 80 anni.

Il su citato Gino Bartali iniziò invece a 16 anni ed in maniera del tutto casuale ad usare la bici: il padre infatti preferì regalargliene una che dargli i soldi per il biglietto del tram. Il grande ciclista, da lì a poco, avrebbe vinto la sua prima competizione ufficiale sfruttando un trabiccolo nato raggruppando pezzi di bici prestatigli dagli amici.

Curiosità

La bicicletta, almeno sino al 1930, non prevedeva altro modo per cambiare un rapporto se non smontare e riassemblare le ruote ed il pignone. L’invenzione del cambio risale al 1933 e prende spunto da un idea del ciclista Tullio Campagnolo.

Negli anni ’60 fece la sua comparsa sul mercato la Graziella, una bici pieghevole prodotta dalla Carnielli ed ideata da Rinaldo Donzelli.

Ad oggi invece le bici, è proprio il caso di dirlo, di strada ne hanno fatta parecchia ed i telai sono sempre più leggeri e maneggevoli, mentre la componentistica è tale da rendere la guida di una bicicletta professionale sempre più piacevole.

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